Nel Vangelo di questa domenica di fine agosto, e si spera di fine afa, - mentre ancora l’indice dei contagi Covid mantiene sospesa e in apprensione la nostra quotidianità – Gesù “spiega” ai suoi il senso della sua missione. E’ un discorso impegnativo per loro, e per noi, che sconvolge i piani e i progetti umani.

Gesù non vuole suicidarsi, nè cerca la sofferenza a tutti i costi. Vuole dire ai suoi che non intende "rinnegare" davanti agli scribi, ai capi dei sacerdoti la sua identità e missione. Aveva percorso le strade della Palestina insegnando, annunciando il Regno di Dio come possibilità di vita abbondante, come bene prezioso nelle mani di tutti; aveva fatto conoscere il volto di Dio Padre misericordioso, di un Dio che non condanna, che non fa la conta delle nostre colpe e poi chiede il conto… Aveva fatto miracoli, raccontato parabole bellissime, fatto incontri decisivi. Aveva messo in discussione la religiosità ipocrita, falsa e autoreferenziale dei farisei con parole dure. Era consapevole che questa franchezza, questa fedeltà alla sua passione di salvare il mondo, sarebbe diventata anche la sua croce.

Era il rischio grande per Gesù che egli sceglie e accoglie, “decisamente si dirige verso Gerusalemme” (lc 9, 51)…E’ il rischio grande, quello di perdere la vita, quando si vive, si lavora per un sogno, con il desiderio nel cuore. Ciò che si ama richiede tempo, presenza, energie, sofferenza... Ma diventa anche la misura del nostro essere umani: “quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”. E’ vero, “non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita, è già morire”. (p. E. Ronchi)

Il Vangelo percorre una strada umanissima, ricordando ad ogni uomo questa verità del cuore umano. Una verità che ci attrae e ci sconvolge allo stesso tempo. Perchè quel “rinnegare se stessi”, quel non essere al centro, quel non essere il principio e la fine, ci spiazza. Quel prendere “la propria croce” fa paura a Pietro, ma anche a noi, e come lui ci ribelliamo. Vogliamo insegnare al Maestro a fare il Messia, insegnargli come deve salvare il mondo, magari senza farsi, e farci, troppo male. Le parole di Pietro sono giudicate demoniache da Gesù, poichè nascondono un’idea di Messia supereroe, imbattibile, immortale, con i super poteri che Gesù ha sempre rifiutato… Pietro va in una direzione opposta a quella di Gesù, alla sua missione, al suo stile eucaristico. La salvezza passa per il dono della vita, per l’offerta del proprio amore e Gesù nel Vangelo lancia questo invito a tutti “Se qualcuno vuol venire dietro a me…”. ...Se vuoi, infatti. Non impone la verità, ma ci offre una possibilità. La possibilità di vivere la vita come la tua, in pienezza, con passione, “fino alla fine” (Gv 13, 1-2).

                                                                                                                                                                                 Viola Mancuso pme

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