Gesù, in aperto contrasto con i devoti del tempo, distingue la Legge di Dio da quelle derivanti dalle tradizioni degli uomini e risponde alle provocazioni dei suoi interlocutori citando la bellissima professione di fede degli israeliti, lo “shema Israel”, la preghiera che ogni ebreo recitava al mattino e alla sera. Cosa è importante nella vita del fedele? Amare Dio senza misura. Amarlo con tutte le forze: al meglio delle proprie capacità, delle proprie possibilità e della propria esperienza. Gesù si affretta però a dire che in realtà ne esiste un secondo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso», ma che è simile al primo nel senso che questo non aggiunge nulla al primo, ma lo specifica. Si ama Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, amando chi si fa a me prossimo. E Gesù incalza a specificarlo, perché il dottore della Legge, ossia ciascuno di noi, non s'illude che basti un cuore infiammato per Dio per essere uomini di Dio. Non è sufficiente osservare tutta la sua legge, per essere effettivamente suoi. Dio e il fratello sono posti sullo stesso piano. L'amore che scopriamo in noi è sufficiente per amare tutto e tutti perché l'amore non si divide ma si moltiplica e si amplifica.

            Allora chi è il mio prossimo? Quello che ti si fa accanto, quello che incontri, quello che ti sorprende e che non ti saresti mai atteso. Gesù non aggiunge nulla di nuovo. Eppure dirà che il suo è un comando nuovo. Dove sta la novità? Sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola, l'unico comandamento: amare l'uomo è simile ad amerai Dio! Questa è la rivoluzione di Gesù.

                                                                                                       don Franco Bartolino

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