Le ultime domeniche dell’anno liturgico ci orientano verso le realtà escatologiche attraverso tre parabole: le dieci vergini, i talenti e il Figlio dell’uomo che torna alla fine dei tempi.

La parabola odierna è presentata come manifestazione del Regno di Dio: è un richiamo alla conversione del cuore, a non considerare il giudizio come l’atto finale della storia, ma a ricordarci che il Regno è già in mezzo a noi e che alla fine dei tempi avverrà solo la proclamazione di ciò che, giorno per giorno, scegliamo nella nostra vita rispetto all’olio per le nostre lampade, ai talenti ricevuti, al prossimo che ci è affidato… Tra le righe del vangelo di questa domenica intravediamo la delusione per il mancato ritorno del Signore, da parte della prima comunità cristiana, a cui l’evangelista risponde invitandola a fissare lo sguardo sul vero nocciolo: come prepararsi alla sua venuta e vivere l’attesa nella certezza che verrà, anche se non sappiamo come e quando.

La parabola ha come sfondo un banchetto di nozze, come protagonista Cristo, lo sposo e le dieci vergini, immagini della Chiesa, la comunità dei convocati a uscire incontro allo Sposo. La metafora delle nozze è una tra le più ricorrenti nell’AT e il brano si rifà alla prassi nuziale ebraica; il corteo della sposa è rappresentato da dieci vergini.

Cinque sono stolte perché non hanno previsto il ritardo dello sposo, non hanno preso abbastanza olio e durante l’attesa, invece di andare a provvederne, si sono addormentate.     Le sagge portano con sé l’olio, ma a prima vista non sono diverse da quelle stolte, perché anch’esse si addormentano. Ad ognuna di loro è data una grazia, di cui alla fine dovranno rendere conto; la lampada è il segno della fede vigilante, mentre l’olio è il vero segno di differenza: nella Bibbia è espressione di ospitalità e intimità, ma anche simbolo messianico.

L’olio è il segno delle opere giuste, che permettono di avere accesso al Regno di Dio e nel contesto della parabola sono simbolo di perseveranza fino all’arrivo dello Sposo. Infatti, non basta essere invitati al banchetto, occorre anche essere sapienti, alimentando l’olio dell’impegno.

La parabola ci presenta il tardare dello Sposo utilizzando lo stesso verbo del padrone di casa che non arriva, per sottolineare il tempo lungo dell’attesa e la sorpresa di una venuta imprevedibile. Tutte le vergini “si assopiscono”, allusione alla morte, ma vengono destate dal grido, al termine della notte, che annuncia finalmente l’arrivo dello Sposo. Le vergini “si destano” – è il verbo della resurrezione di Cristo –, sono resuscitate e preparano le lampade.

 La resurrezione diviene così determinante nella separazione delle vergini. Le stolte chiedono l’olio a quelle sapienti, che rispondono con un secco no! Apparentemente sembrano mancare di carità, in realtà manifestano l’impossibilità di prestare il “personale” – l’amore, la passione, il desiderio…– a qualcun altro.

 Le vergini sapienti hanno alimentato giorno dopo giorno la lampada del cuore con l’olio dell’amore, un amore fedele, capace di aspettare senza spegnere l’attesa. L’olio è stato dato a tutte, ma la stoltezza delle vergini è nella loro incapacità di amare e di attendere l’amato, tenendo insieme presente e futuro.

La parabola è raccontata come immagine di ciò che avverrà alla fine, ma anche per mostrare ciò che avviene quotidianamente nella nostra storia terrena, in rapporto al desiderio del cuore di godere pienezza, perché è nella storia terrena che noi giochiamo il desiderio del cielo. L’apice della parabola è proprio la vigilanza, l’attenzione del cuore a far convergere sul vero obiettivo i desideri del cuore perché possa trovare pienezza.

 Ed ecco la conclusione che riprende tutto il discorso escatologico: “vigilate perché non conoscete né il giorno né l’ora”, per questo occorre lavorare con impegno instancabile, facendo splendere attraverso le nostre opere buone l’amore di Dio per il mondo.

 

                                                                                                    sr Annafranca Romano

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