Questa parabola nel corso dei secoli è stata letta così: “Metti a disposizione i tuoi talenti, le tue doti, le tue capacità e non seppellirle”. Questo aspetto è vero, ma il suo senso è molto più profondo. Qual è l'elemento che fa la differenza tra i primi due servi e il terzo? La paura! I primi due sono coraggiosi, generosi, concreti; riconoscono la grande fiducia del padrone, ma il terzo servo ha paura e sotterra tutto; vive nel terrore e si accontenta di restituire il talento conservato.

            Ci sono tre paure che spingono il terzo uomo a seppellire il proprio talento. Il primo è la paura degli altri e di quello che potrebbero dire di lui.             Il secondo motivo è la paura di Dio: “Signore so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra” (25,25). Il terzo motivo è il pensiero della sicurezza. Quest'uomo ha paura di sbagliare, non vuole fare errori, ma proprio perché non li vuole fare, fa l'errore più grande. Non si può vivere pensando di non sbagliare mai.

            Gesù ci invita, invece, a prendere consapevolezza e coscienza delle nostre risorse e che prendiamo la forza e il coraggio per agire, per osare e rischiare. Il più grande pericolo nella vita non è di sbagliare ma di non vivere. E come si vince la paura? Vivendo! Tutta questa paura che frena e rende dimissionaria la nostra vita cristiana, dipende soprattutto dall'idea di Dio che custodiamo nel cuore.

                                                                                                                                   don franco Bartolino

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna