È duro il Vangelo di questa domenica perché ci chiede di liberarci da quelle esperienze demoniache di fede che ci allontanano dal Dio rivelato.

Gesù entra nella sinagoga di Cafarnao e si mette ad insegnare. Egli non partecipa al culto ma prende lui l'iniziativa e le persone sono colpite dal suo modo di insegnare: “Non come gli scribi ma come uno che ha autorità”. Ed proprio a loro che Gesù dirà: “Insegnano dottrine che sono precetti di uomini”, spacciando per “leggi di Dio”, norme e regole prodotte da loro. Marco ci sta dicendo che la prima liberazione, avviene dentro la comunità, nel luogo della preghiera e dell'incontro. Pertanto siamo invitati a partire da "dentro", da quell'impasto di santità e di peccato, di slanci e di fatiche, che sono le nostre comunità.

Perché Marco mette proprio all'inizio del suo vangelo questo episodio? L'indemoniato, simbolo di tutte le obiezioni che ci impediscono una fede autentica, abita anche nelle nostre chiese e nelle nostre comunità, per questo la sua affermazione è terribile: "Che c'entri con noi, sei venuto per rovinarci!"

Il Vangelo è liberante per chi ama la vita, ma straziante per chi ama semplicemente obbedire. Per essere trasformati dalla Parola occorre stare in silenzio, fermarsi, e questo la pandemia può essere un'occasione: interrompere le frenesie pastorali e dare tempo al seme gettato di marcire e portare frutto. Gesù oggi ci dice: “Vuoi vivere? Non importa se tu sei buono o cattivo, puro o impuro. Se hai questo desiderio, vieni e seguimi.

                                                                                                  don Franco Bortolato

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