Siamo all'inizio del Vangelo di Marco. Dopo aver fatto l'esperienza della vicinanza di Dio con il Battesimo, Gesù fa una nuova esperienza: quaranta giorni di deserto. È li che si decide tutto della vita, ed è li che si formano le nostre scelte. Il deserto è spietato perché ci mostra quello che siamo per questo cerchiamo di evitarlo, per questo cerchiamo di non andarci. Marco a differenza degli altri evangelisti, non dice quali siano state le tentazioni, ma ci ricorda l'essenziale: le tentazioni non si evitano, ma si attraversano! Le tentazioni sono necessarie perché non esisterebbe la scelta, scomparirebbe la libertà. Anche Gesù ha dovuto confrontarsi con il male.

Nel deserto Gesù ha dovuto scegliere quale volto di Dio annunciare. Egli annuncerà un Dio che è amore, solo amore, totalmente amore che ama tutti indipendentemente dal loro comportamento perché figli amati. Ecco la domanda che sgorga dal cuore di Gesù nel deserto: Capirà l'umanità che Dio non chiede nulla ma è Lui che si dona?  Egli appena uscito dal deserto, si reca in Galilea. Predica il regno di Dio e dice a tutti di convertirsi, di cambiare vita e di credere al vangelo. Sono quattro i pilastri dell'annuncio:

- Il tempo è compiuto. È finita l'attesa. È terminato il tempo in cui l'uomo doveva fare delle cose per Dio, per accaparrarsi la sua benevolenza e la sua misericordia. È iniziato il tempo in cui Dio fa per noi e con noi.

- Il regno è vicino. Dio è vicino a te, con amore. Non devi sforzarti più di raggiungere Dio perché Lui si è fatto incontro, ha accorciato le distanze.

- Convertitevi. Non è un comando ma un invito, una preghiera. L'evangelista non usa il verbo che indica un ritorno a Dio perché Dio è già qui, è solo da accogliere. Il verbo richiama un cambiamento di mentalità che incide profondamente nel comportamento. “Vi prego”, sembra dire Gesù, “cambiate modo di pensare su Dio, su voi stessi e sugli altri”.

- Credete al Vangelo. Credete alla bella notizia. È un annuncio buono per tutti, non solo per i “buoni” ma per tutti. Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua come diceva don Tonino Bello. Cenere in testa e acqua sui piedi. È tra questi due riti (il mercoledì delle ceneri e il giovedì santo) che si snoda la Quaresima. Una strada, apparentemente breve, ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. Certo, a percorrerla non bastano quaranta giorni infatti occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.

                                                                                                                       don Franco Bartolino

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