Con oggi, Domenica delle Palme, entriamo nella settimana più importante dell’anno, tanto importante da essere definita santa e con essa il cammino della Quaresima raggiunge il suo vertice.

 Questa è la settimana che celebra la storia della nostra salvezza attraverso la Passione del Signore; ripercorreremo il dramma della sua passione, della sua morte e della sua resurrezione per la nostra redenzione. In questa settimana che inizia siamo invitati a sincronizzare il nostro cuore e le nostre vite con questi eventi.

In queste settimane abbiamo cercato di accompagnare Gesù nel deserto, di innalzare lo sguardo verso il Tabor, verso lo splendore di Dio, lo abbiamo seguito inquieti nella cacciata dei mercanti dal tempio e con Nicodemo abbiamo scoperto la necessità di rinascere dall’alto.Oggi, insieme alla folla esultante, accompagniamo la sua entrata trionfale a Gerusalemme.

La liturgia di questa domenica apre le celebrazioni pasquali e in essa siamo invitati ad ascoltare il racconto doloroso della passione che con l’evangelista Marco dà risposta definitiva alla domanda che ha guidato tutto il suo vangelo: Chi è Gesù? Anche noi ancora una volta oggi dobbiamo porci questa domanda, con verità, per non ritrovarci ad essere contraddittori come la folla che mentre lo ha acclamato esultante all’ingresso della città poi lo ha condannato alla crocifissione. Nella lettura del testo odierno sarebbe bello e fruttuoso poterci mettere nei panni e contemplare le caratteristiche di tutti i personaggi del racconto. Potremmo così essere i timorosi discepoli che fuggono, o le donne che seguono Gesù fino alla fine. Potremmo partecipare a conficcare i chiodi nel corpo del Maestro oppure donargli sollievo per qualche istante prendendogli la croce come il Cireneo.

Chiediamo al Signore di concederci la grazia di vivere questo tempo in un profondo raccoglimento interiore, di disporre Lui stesso il nostro cuore ad accogliere ogni esperienza di sofferenza come un’occasione privilegiata per poterci unire sempre di più Lui, di donarci quell’abbandono fiducioso di chi si affida nelle mani del padre, sicuri che l’ultima parola non sarà quella della morte, ma la gioia e il trionfo dell’amore.

                                                                                   sr Maria Assunta Cammarota

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