Sono giorni difficili per i discepoli. Giorni impastati di paura, dubbio e il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro. Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita, eppure Dio non si stanca e continua a venire. Davanti all'incredulità, Gesù insiste: “Sono proprio io! Toccatemi, guardate le mie mani, i miei piedi”. Il Risorto non smette di stupire e invita a toccare e guardare i segni della passione ed è proprio il legame della Croce con la Resurrezione che ci dice lo specifico dell'annuncio della Pasqua.

La buona notizia è che il Figlio di Dio, che ha donato la vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte e che il suo amore ha fatto esplodere di vita il sepolcro, e per farne esperienza, abbiamo bisogno di toccare con le mani e vedere con il cuore. Perché ancora oggi molte persone dubitano? Perché non l'hanno incontrato, toccato e non si sono lasciati coinvolgere.

La fede è un incontro, un cammino, che va avanti per gradi anche se noi siamo figli del “tutto e subito”. Per un'intera vita cerchiamo certezze e quando il Signore ce ne dà, noi reagiamo con la paura. Siamo così abituati alle cose negative che quando ci succedono quelle positive ci domandiamo immediatamente quanto poco durerà.

Quando siamo troppo felici pensiamo che tutto sia “troppo bello per essere vero” e che prima o poi verrà fuori una fregatura nascosta; è triste ma vero, perché non siamo abituati alla Pasqua ma allenati al Venerdì Santo; ci sentiamo più a nostro agio davanti al Crocifisso che davanti al sepolcro vuoto.

Il Risorto invita anche noi quest’oggi ad annunciare che Lui è vivo e che siamo discepoli di un Dio innamorato e non sudditi di un Dio castigatore. Siamo chiamati ad essere trasparenza di Dio in famiglia, in ufficio, a scuola, per strada, al mercato. Abbiamo questa bella notizia da condividere, non lasciamoci sfuggire nessuna occasione, a volte basta anche solo un sorriso perché l'altro possa incontrare Dio e convincersi della verità della Pasqua.

                                                                                                              don Franco Bartolino

 

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