La celebrazione eucaristica domenicale non è un club esclusivo di persone in grazia di Dio. Per Gesù è l'assemblea dei non salvati, infatti l'Eucarestia è per chi si sente bisognoso, sofferente. Vado a Messa perché ho bisogno del suo amore, non perché sono in regola. Nell'Eucarestia accogliamo il Signore con le nostre mani sporche e Lui viene lo stesso, si posa sulle mie mani non perché lo meriti ma perché ne ho bisogno e perché Lui è più grande dei miei errori. Ecco perché l'Eucarestia è festa, festa degli uomini amati non dei giusti.

Chi celebra l'Eucaristia sa di non meritarla: "O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa" ma conosce quell'abbraccio che fa ripartire, che rimette in cammino, che traduce la debolezza in una potenza inaudita. Amare un pezzo di pane, è facile -  siamo sinceri - credere che lì c'è Dio non ci cambia poi così tanto la vita. Credere, che dietro certi volti ci sia Dio è più impegnativo. Santa Teresa di Calcutta diceva: “Mi è difficile credere che la gente possa vedere il Corpo di Cristo in un pezzo di pane e non lo possa vedere nelle persone, negli uomini e nei volti”.

Per secoli si è pensato che tutto ciò che era corpo era sporco, negativo, dimenticando che il mio corpo è il luogo di Dio. Quando mi accosto alla comunione, il Corpo di Cristo viene ad abitare in casa mia. Se lui non si vergogna di venire dentro di me, se lui si degna di abitare nella mia casa, allora devo amare e accogliere questo mio corpo, devo provare a volergli bene. Quando partecipiamo alla Santa Messa non solo ci viene detto: “Corpo di Cristo” e noi diciamo il nostro “sì”, il nostro “amen”; Dio è onorato di venire nel mio corpo e il mio corpo è onorato di riceverlo.

È bello sperimentare ad ogni Eucarestia Dio che mi cerca, che arriva per avvolgere i dubbi del mio cuore. Anche Lui non può stare da solo, ha bisogno di compagnia, una compagnia spesso fatta di silenzi. Sembra incredibile eppure a Lui andiamo bene così, un intreccio di ombre e luce. Di per sé noi non abbiamo nulla da offrire, solo una storia accidentata che ha bisogno di cure; a noi spetta solo accoglierlo.

Tutto il Suo corpo, la Sua storia, la Sua vita appassionata d'amore sono lì, in quel fragile pezzo di pane da mangiare, da contemplare, da custodire. Peccato che a questo pane ci siamo abituati e spesso o ci addormentiamo o camminiamo distratti verso l'altare; eppure Cristo non si nega, siamo magari inaffidabili, eppure Cristo non si nega perché l'Amore cerca casa, la nostra!

                                                                                             don Franco Bartolino

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