Il vangelo secondo Marco ci fa percorrere questa domenica un preciso itinerario riguardo alla chiamata dei discepoli da parte di Gesù e alla missione loro affidata. Innanzitutto chiama liberamente singoli uomini: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. I discepoli a loro volta accolgono il dono che li raggiunge inaspettatamente attraverso il Maestro di Nazareth.

Gesù fa di questi individui una comunità: “chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne istituì Dodici perché stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni”. “Perché stessero con lui”: in queste poche e semplici parole è contenuto l’“unico necessario” dei discepoli di Gesù: non l’adesione intellettuale all’insegnamento di un maestro, ma la comunione di vita con Lui, quel rapporto personale che ha il primato su tutto il resto. I discepoli sono suoi testimoni e condividono la sua esistenza e la sua missione.

Da tutto questo discende il mandato, evocato al momento dell’istituzione dei Dodici e descritto nel brano evangelico odierno. Quelli che Gesù aveva scelti e plasmati in comunità di vita, ora li rende apostoli, cioè inviati: “Gesù chiamò i Dodici, incominciò a inviarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”; un invio che non è destinato solo “alle pecore perdute della casa di Israele”, ma è anche anticipazione di ciò che attende gli apostoli dopo la Pasqua, quando saranno inviati a tutte le genti, fino ai confini del mondo.

Gesù li invia a due a due”, ispirandosi a una pratica usuale nella cerchia di Giovanni il Battista, adottata in seguito dalla chiesa primitiva. Gli apostoli sono inviati a coppie per sostenersi reciprocamente, per vivere la carità fraterna in modo visibile e, soprattutto, per manifestare la dimensione comunitaria del Regno: la proclamazione del Regno non può essere un’azione individualistica, nata dall’iniziativa privata, ma è sempre un atto comunitario, ecclesiale, perché “dove due o tre sono riuniti o inviati nel nome di Gesù, là egli è presente”.

Questo invio in missione da parte di Gesù non riguarda solo gli apostoli, ma costituisce un preciso appello per ogni lettore del vangelo. A tutti i cristiani, infatti, Gesù affida il mandato di annunciare che in lui “il Regno di Dio si è fatto vicinissimo” per contrastare la potenza del maligno. Ogni cristiano è chiamato a testimoniare questa verità nella compagnia degli uomini, consapevole che la sua missione sarà tanto più efficace quanto più egli saprà vivere con Cristo, quale discepolo che condivide la potenza del suo Signore; fino a vivere come Lui.

La nostra presenza nel mondo dovrà essere il luogo in cui si manifesta e diventa visibile l’amore di Dio e si realizzerà se compiremo la volontà del Padre, lasciando che Lui stesso operi attraverso di noi.

                                                                                                                                sr Annafranca Romano

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