In questa scena del Vangelo dove protagoniste sono solo donne, è descritto meravigliosamente come Dio viene nella storia! Queste due donne hanno gravidanze impossibili, mariti scettici e figli "particolari". Maria, dal nord della Galilea si mette in viaggio, verso il sud della Giudea per assistere Elisabetta.

Luca ci presenta Maria come una donna decisa, forte, coraggiosa che intraprende un lungo viaggio «in fretta», perché l'amore ha sempre fretta, non sopporta ritardi. Maria non si è mai ritagliata uno spazio per sé; va continuamente verso altri perché sa bene che ogni chiamata è vera solo quando diventa utile agli altri.

«Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò in grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo». Per due volte Luca ripete che il bambino salta di gioia nel grembo. Dio dà gioia! Il Battista, dal grembo di Elisabetta, riconosce fin dall'inizio che è proprio questo bambino Colui che deve venire.

«Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». La prima parola di Elisabetta è una benedizione. Ogni dialogo dovrebbe iniziare con una benedizione. Dire a qualcuno “ti benedico!” significa guardarlo con stupore, vedere il bene in lui. È la prima beatitudine del Vangelo è la beatitudine di Maria, «beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».

Al termine Maria esplode con il cantico del Magnificat: questo è il suo Vangelo. Per dieci volte Maria ripete: è Lui! È Lui che guarda, è Lui che innalza, è Lui che riempie. È Lui, l'Onnipotente che fa grandi cose, che opera meraviglie.

Maria ed Elisabetta, donne dell'impossibile, annunciano un Dio accessibile a tutti, diverso da come l'avevamo immaginato.

                                                                                                                            don Franco Bartolino

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