In questa 22^ domenica del tempo ordinario la liturgia ci riporta al nocciolo del cuore credente, a ciò che rende la fede avventura dello Spirito…Gesù in più occasione ha tentato di educare a questo messaggio, a questo annuncio bello del suo vangelo, libero e liberante.

Gli scribi, i farisei, cioè gli esperti della Bibbia e di Dio che oggi il Vangelo ci presenta, non riescono ad entrare nella logica di Gesù. Restano abbarbicati alle loro tradizioni, alle leggi e ai precetti che sembrano esaurire il divino e imprigionare lo Spirito… “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Vivono in un’osservanza ossessiva e ritualità compulsiva, lontani da Dio. Con loro Gesù è duro, usa espressioni pesanti, del tipo: “razza di vipere”, “sepolcri imbiancati”, “guide cieche che filtrate il moscerino e ingioiate il cammello”, “all'esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità”. Gesù non sopporterà infatti l’ipocrisia degli scribi e dei farisei, la loro presunzione di essere giusti e di sapere chi è Dio e quale la sua volontà. I loro schemi, le loro idee così ristrette non riescono a comprendere la realtà, non riescono a incontrare la vita e accogliere il mistero.

Il vangelo di Gesù ha superato questa tradizione della legge, ha rotto con una religione di élite, per i bravi e gli osservanti  e ha fatto misura del regno i piccoli, gli ultimi, i semplici. Gesù ha inaugurato un nuovo rapporto con Dio, con gli altri, con il mondo…e ha affermato con le sue parole, i suoi gesti che “la realtà è superiore all’idea” (Evangelii Gaudium nn. 231-233). Non ha fatto grandi discorsi programmatici, ha percorso in lungo e in largo la Palestina incontrando l’uomo, la persona, ha incrociato il suo sguardo, accolto la sua storia…Zaccheo, Matteo, Pietro, Maria Maddalena, l’incontro con il giovane ricco…anche lui esperto della legge, ma povero di umanità! Su di lui, sulle sue paure e sulle sue chiusure, e su quelli di tutti, Gesù rivolge il suo sguardo che ama e benedice, “fissatolo lo amò” (Marco 10, 21).

Attraverso questa dinamica di sguardi e di incontri passa il messaggio di Gesù. Ed ecco che nel Vangelo di oggi, ad un certo punto, “chiamata di nuovo la folla” si rivolge ad essa, alla gente della strada, alla gente semplice, che lavora, a quelli che non si sentono all’altezza, a quelli che vivono ai margini, a quelli che sono disposti a seguirlo. A questa folla di ieri e di oggi Gesù consegna la verità del vangelo e della vita. “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”, né le cose del mondo possono contaminarlo… E’ nel cuore, per dire il nucleo profondo della persona, che nascono le intenzioni, le motivazioni, i desideri, qui possono maturare gesti e parole di morte. Ma è anche qui che, accolta la Parola, possono maturare germi di vita nuova… Chi sa di essere amato, perdonato non ha bisogno di nascondersi, né di crearsi alibi o programmare in maniera compulsiva. Ma è capace di accogliere il nuovo con fiducia.

                                                                                                                                                                         suor Viola Mancuso

 

 

 

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