Se tutto è uscito dalle mani di Dio come espressione del Suo amore, ecco che la liturgia di questa domenica ci fa contemplare la prima espressione d’amore dell’essere vivente: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne”(cfr. Gen 2,18-24).

Ma cos’è l’amore? È quel qualcuno che riempie la solitudine, che aiuta a riconoscere se stessi come uguale, ma allo stesso tempo diverso: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».

Sì, l’amore non è un sentimento in balìa della nostra libertà o schiavo delle nostre emozioni. L’amore è persona! Una persona con cui condividere la vita, i sogni, le speranze; una persona che aiuta la scoperta e la maturazione della propria identità. Una persona che fa uscire da se stessi, dalle proprie sicurezze e comodità e insieme, intraprendere una nuova strada, iniziare una nuova vita:

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne”. Questo chiamiamo famiglia!

La famiglia è il luogo dove si concretizza e si manifesta la relazione dell'uomo e della donna. Nulla esiste di più naturale nella legge umana.

L’uno è fatto per l’altro, si incontra nell’altro, ma è l'amore tale come l’ha creato Dio che permette il non confondersi nell’altro, non appropriarsi dell’altro, non abbandonare l’altro.

Allora con ragione Gesù conferma e afferma che all’inizio non era così... che la natura uscita dalle mani di Dio porta in sé il segno dell'eterno e quindi, della fedeltà. “Ma dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (cfr. Mc 10,2-16).

Certamente questo fatto non ha scandalizzato soltanto i discepoli ai tempi di Gesù; continua a scandalizzare anche oggi. Ma come può l’amore abitare un cuore indurito?

Ed ecco che il Signore stesso ci dà la risposta: diventare come bambini, e come piccoli lasciarci condurre e lasciarci educare dal Padre che ci dà il Regno nella persona del Suo Figlio. E Gesù, non si vergogna di assumere questa nostra natura e tanto meno di chiamarci fratelli.

Solo Lui e in Lui, che è l'amore, l’uomo e la donna sono capaci di amare perché “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine” (cfr. Eb 2,9-11).

                                                                                                                                                     suor Maria Aparecida Da Silva

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