Il vangelo è intriso di un apparente paradosso: più si è vicini alla religione, più è difficile accogliere Dio. Uno scriba va da Gesù, gli fa una domanda sul comandamento più grande, senza cattive intenzioni e gli chiede: "Qual è il più il primo di tutti i comandamenti?". Stabilire quale fosse il primo di tutti i comandamenti, significava trovare l'essenza di tutta la Legge. Lo scriba conosce benissimo la risposta. Il comandamento più grande è quello del "sabato", l'unico al quale anche Dio si era sottoposto: pure lui, dopo sette giorni, si era riposato. Chi disobbediva a questo comandamento era punito con la pena di morte.

Gesù cita due testi dell'A.T: uno dal Deuteronomio, la preghiera che ogni pio ebreo recitava due volte al giorno (Shemà Israel): "Ascolta Israele: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" e l'altro dal Levitico: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Interessante vedere che tutto parte dall'ascolto.

Lo scriba riconosce la sapienza di Gesù, e Gesù riconosce la sua voglia di capire e sembra dirgli: "Se ami Dio, lo si vede da quanto ami il tuo prossimo". Solo quando si ama, si è liberi di fare un sacrificio che diventa la libera espressione del nostro amore.

Con Gesù la relazione con Dio non è più basata sull'osservanza di una legge, ma sulla pratica di un amore assomigliante a quello del Padre. Con Gesù di Nazareth, Dio non è più al traguardo della propria esistenza ma è l'inizio. Non siamo noi ad amare Dio, ma è Dio che ha amato noi e l'uomo non deve far altro che accogliere quest'amore, lasciarsi trasportare da quest'onda d'amore e con Dio e come Dio andare verso gli altri. Non è la nostra “agitazione spirituale” ad attirare Dio in noi! È l'opera di Dio che entrando in noi può finalmente renderci uomini e donne felici.

                                                                                                                 don Franco Bartolino

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