L’anno liturgico volge ormai al termine e questa tappa importante per noi credenti in Cristo ci serve da una parte per riflettere sulla fugacità e sull’importanza del tempo, da vivere come dono di Dio, e dall’altra sul nostro destino eterno. È significativo che in coincidenza degli sconvolgimenti terrestri ci sia annunciata la seconda venuta del Signore Gesù che radunerà le genti da ogni parte. Ciò ci deve convincere che i progetti e le opere di Dio hanno sempre e soltanto una finalità di salvezza per le sue creature. Egli non vuole spaventarci, preannunciandoci catastrofi e sconvolgimenti naturali; vuole piuttosto renderci attenti e vigilanti.

      Con un linguaggio dai toni accesi, per molti versi tipico della letteratura “apocalittica”, il Signore ci raggiunge per esortarci a quella vigilanza che, in modo più prolungato, sarà oggetto di meditazione nelle liturgie di Avvento. Non c’è qui la premura di incutere paura negli ascoltatori di ieri e di oggi, quanto la volontà di annunciare la manifestazione della signoria di Dio su tutta la creazione.

Per custodire la fiducia, Gesù ci invita a nutrirci della sua Parola, l’unica realtà che egli stesso definisce capace di reggere la sfida del tempo, di un’attesa che può divenire inquieta. Dio parla: si rende presente e ci fa udire la sua voce. I discepoli di Gesù non devono dunque chiedere “quando?”, ma devono piuttosto chiedersi se loro stessi saranno pronti ad accogliere quell’evento come salvezza, se saranno capaci di gioire davanti alla venuta del Figlio dell’uomo, se avranno saputo sperare con perseveranza in quell’ora: un’ora che è un segreto, perché neanche l’uomo Gesù la conosceva, e neppure gli angeli, ma solo il Padre.

Per questo i credenti dovranno imparare ad osservare la storia con spirito di discernimento, leggendo i “segni dei tempi”. La venuta del Figlio dell’uomo sarà come l’estate che i contadini sanno prevedere, guardando soprattutto la pianta di fico; così, se il credente saprà leggere la storia, aderendo alla realtà quotidiana della vita umana e ascoltando la Parola di Dio che sempre risuona nel suo “oggi”, allora sarà pronto per l’ora della venuta misericordiosa del Signore. Si tratta di vegliare, di restare vigilanti e desti.

Nello sconvolgimento della storia c’è una presenza di Dio tutta particolare che la orienta a una conclusione positiva, che supererà il male e potenzierà all’infinito il bene. Se gli ultimi tempi sono l’incontro della storia umana con Dio, non bisogna dimenticare che il Dio di questo incontro è quello che si è rivelato nella morte e resurrezione di Gesù. L’attesa della Parusia non è altro che l’attesa del Risorto e l’incontro con Lui sarà giorno di salvezza per tutti gli eletti dispersi che saranno radunati da ogni angolo della terra.          

  In questa domenica, con tutta la Chiesa siamo chiamati a metterci in ascolto della voce dei più poveri: sono anch’essi segno della presenza del Signore, il quale chiede alla sua Chiesa di divenire voce di chi non ha voce, di portare la parola di chi non è ascoltato da nessuno: viviamo insieme la “Giornata mondiale dei poveri” e diveniamo strumenti di misericordia nel nostro quotidiano, accogliendo, comprendendo ed amando tutti coloro che incontriamo lungo il nostro cammino.

                                                                                                            suor Annafranca Romano

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