Mentre Gesù era in viaggio verso Gerusalemme, alcune persone riportarono alla luce due eventi drammatici. Il primo episodio era avvenuto durante la celebrazione della Pasqua e Pilato, per prevenire qualche tumulto, ordinò un'esecuzione esemplare compiuta durante il sacrificio al tempio. Il secondo fatto di cronaca riguarda la caduta di una torre situata nella zona di Siloe, che aveva provocato diciotto morti. Gesù approfitta di queste notizie drammatiche utilizzandole a servizio del suo annuncio.

Il Maestro legge questi eventi drammatici di cronaca come un invito alla conversione: «Se non vi convertite». Gesù però sembra ritrattare quello che ha appena detto: «Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo». Allora Dio punisce? Assolutamente no! Ricorda solo che tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze. Non è una condanna, è una conseguenza perché la vita è nelle nostre mani e nelle nostre scelte.

La parabola del fico completa ciò che Gesù sta dicendo. Se la nostra vita cristiana ci sembra irrimediabilmente arida, se dopo tutti i buoni propositi non è ancora cambiato nulla, non lasciamoci prendere dallo sconforto, guardiamo al fico della parabola: sono tre anni che non produce nulla, ma il contadino chiede ancora tempo al padrone. Ancora un anno, ancora sole, pioggia. E poi? Forse ripeterà lo stesso discorso l'anno prossimo, poi il prossimo anno ancora, e così via... semplicemente perché siamo preziosi ai suoi occhi. È in quel “forse” il miracolo della misericordia e a Dio è sufficiente per sperare. Ecco la giustizia di Dio, che è sempre misericordia, pazienza e attesa.

                                                                                                                                            don Franco Bartolino

 

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