Ci ritroviamo intorno al fuoco dove ci riscaldiamo il cuore e riaccendiamo la fede alla Presenza del Signore Risorto. Ci ritroviamo lì, sulla spiaggia del mare di Tiberiade, dove tutto era cominciato… Ed è sempre Lui, il Signore, a chiamarci di nuovo, ad amarci con amore che salva, che dà significato al vivere e al morire…

Intorno a un fuoco Pietro aveva rinnegato il suo Signore, dicendo che non lo conosceva… intorno al fuoco lo incontriamo di nuovo, non ha bisogno che nessuno lo dica perché sa di essere con il Signore.

«Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti (cfr. Gv 21,1-19)».

 Per tre volte Pietro ora pronuncia parole che scuotono dentro il cuore, parole purificate dal perdono donato dallo sguardo del Signore. Ormai tutto si gioca su un'unica cosa, un'unica realtà: l’amore. L’amore che non è più solo un sentimento bello, ma l’amore di conoscenza, di verità: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

L’amore di Pietro è sostenuto dall’amore di Gesù, il Maestro che ancora scende al livello più basso per essere raggiunto dai suoi senza schiacciarli, senza umiliarli, anzi, curando le ferite aperte con la fiducia di un amore che è anche responsabilità: «Pasci i miei agnelli. Pascola le mie pecore». Una missione che lo porterà a imitare in tutto il Buon Pastore fino a donare la vita per le sue pecorelle, fino a morire d’amore per Lui, come Lui.

Quelle parole intorno al fuoco dell’Amore Risorto sarà così potente da fare dei discepoli testimoni veraci dell’unica verità che il mondo non sopporta, ma l’unica che  salva: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono» (cf.  At 5,27b-32.40b-41).

L’annuncio stesso è obbedienza, un mandato potente perché «L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione» (cfr. Ap 5,11-14). Un annuncio che non può più rimanere nascosto o incatenato perché «Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli».

Un potere quindi che non finisce, un potere che è eterno perché solo l’Amore non finisce, solo l’Amore è eterno. La voce del Signore rimane come una eco nel mondo, e sì come l’amore o è personale o non è amore. Lui ancora ci domanda: E tu, mi ami? Se mi ami, allora prenditi cura dei miei… che ti affido.

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