Con il racconto dell'Ascensione termina il Vangelo di Luca. In realtà si tratta di un brano cerniera poiché l'opera continua con gli Atti degli Apostoli che riprende la narrazione proprio dall'Ascensione. Luca forza un po' la cronologia: il suo intento è presentare il mistero della morte, risurrezione e ascensione come un tutt'unico, quindi inutile cercare un'esattezza cronologica.

A tutti è sorta questa domanda: non poteva Gesù rimanere? Non poteva restare in mezzo a noi da risorto? Gesù aveva bisogno di liberarsi del tempo e dello spazio per essere definitivamente presente in ogni angolo del mondo. Questo modo è la possibilità che ogni uomo ha di poter dire: posso anch’io incontrare il risorto.

Gesù quando è ritornato al Padre si è portato dietro tutta la nostra umanità. Da allora, sotto lo sguardo del Padre, ci sono le nostre gioie, i nostri dolori. Insomma, niente di ciò che ci rende umani ora è sconosciuto a Dio. Tutti adesso possiamo fare esperienza di Dio, perché Lui vive in noi. Fine delle apparizioni: per i discepoli è ora di ritornare a Gerusalemme, insomma, adesso tocca a loro e tocca anche a noi raccontare Dio.

Siamo chiamati a essere narratori credibili del vangelo e di un incontro che ha cambiato la nostra vita. La chiamata a evangelizzare non è un optional nel cristianesimo ma è un elemento essenziale della vita del discepolo. Siamo sinceri, l'esperienza di un'assenza non piace perché ci fa sentire soli, ci provoca inquietudine. Siamo sempre a caccia di presenze, di certezze. Gesù ci dà una certezza ma su un altro piano, ci dona la certezza dell'essere. L'Ascensione, insomma, prepara l'arrivo dello Spirito, una presenza diversa. In fondo l'Amore funziona così: chi ama è disposto a fare un passo indietro affinché l'altro diventi protagonista della sua vita.

 

                                                                                                                                                                  don Franco Bartolino

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