Nell’odierna pagina evangelica, Gesù avverte i discepoli che è giunto il momento della decisione. La sua venuta nel mondo, infatti, coincide con il tempo delle scelte decisive: non si può rimandare l’opzione per il Vangelo. E per far comprendere meglio questo suo richiamo, si avvale dell’immagine del fuoco che Lui stesso è venuto a portare sulla terra. «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!».

 Queste parole hanno lo scopo di aiutare i discepoli ad abbandonare ogni atteggiamento di pigrizia, di apatia, di indifferenza e di chiusura per accogliere il fuoco dell’amore di Dio; quell’amore che, come ricorda San Paolo, «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo». Perché è lo Spirito Santo che ci fa amare Dio e il prossimo. Gesù rivela ai suoi amici, e anche a noi, il suo più ardente desiderio: portare sulla terra il fuoco dell’amore del Padre, che accende la vita e mediante il quale l’uomo è salvato. Gesù ci chiama a diffondere nel mondo questo fuoco, grazie al quale saremo riconosciuti come suoi veri discepoli. Il fuoco dell’amore, acceso da Cristo nel mondo per mezzo dello Spirito Santo, è un fuoco senza limiti, universale.

Fin dai primi tempi del Cristianesimo la testimonianza del Vangelo si è propagata come un incendio benefico superando ogni divisione fra individui, categorie sociali, popoli e nazioni. La testimonianza del Vangelo brucia ogni forma di particolarismo e mantiene la carità aperta a tutti, con la preferenza per i più poveri e gli esclusi.

L’adesione al fuoco dell’amore che Gesù ha portato sulla terra avvolge l’intera nostra esistenza e richiede l’adorazione a Dio e la disponibilità a servire il prossimo.

 Per vivere secondo lo spirito del Vangelo occorre che, di fronte ai nuovi bisogni che emergono nel mondo, ci siano discepoli di Cristo che sappiano rispondere con nuove iniziative di carità. E così, con l’adorazione a Dio e il servizio al prossimo, il Vangelo si manifesta davvero come il fuoco che salva, che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore di ciascuno.

In questa prospettiva, si comprende anche l’altra affermazione di Gesù riportata nel brano di oggi: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione».

Egli è venuto a “separare col fuoco” il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. E’ venuto a “dividere”, a mettere in “crisi” la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana, mondanità e compromessi di ogni genere.

 Si tratta di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti col Vangelo, perché occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli.

La divisione che Gesù è venuto a portare sradica dalla staticità dell’ordinario e genera nuova vita. Egli ha portato sulla croce il suo corpo, che siamo noi, perché fosse rigenerato, nel nostro tempo e sempre.

                                                                                                                                       sr Annafranca Romano

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