Sicuramente una certa educazione religiosa passata e non solo, insegnava che con Dio ci si regola attraverso atti religiosi di pura osservanza.

Le parole del Vangelo di questa domenica sembrano rimettere in discussione una visione di intendere il nostro rapporto con Dio. La domanda posta a Gesù "sono pochi quelli che salvano?" parte dall'idea ben radicata nella religiosità ebraica che la salvezza di Dio era solo per pochi eletti, e precisamente quelli appartenenti al popolo di Israele. La risposta precisa alla domanda viene data da Gesù quando alla fine del brano dirà che "verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". 

Quindi la risposta alla domanda se sono pochi i salvati è un bel "no" secco, un "no" all'esclusività del rapporto con Dio, che invece è possibile davvero a tutti, di ogni luogo e tempo, rompendo appartenenze culturali, religiose, etniche, geografiche, economiche e politiche. La salvezza è per tutti! E l'ordine di questo dono di salvezza rovescia la logica umana dove chi vince è sempre il più forte, il più ricco, il più bello, il più bianco, il più furbo. Sono invece i cosiddetti "ultimi" ad essere i primi che Dio comincia ad abbracciare, e non chi sta in testa alla fila. Dio inizia dalla coda e da chi è ricacciato indietro. Dio ama gli ultimi perché lui stesso si è fatto ultimo.

Dio apre la sua porta non solo quella finale del paradiso ma anche quella quotidiana del suo cuore nella vita presente non tanto a chi accumula pratiche religiose, ma a chi opera la giustizia. Operare la giustizia nel Vangelo significa mettere in pratica con azioni concrete l'insegnamento di Gesù. Se non facciamo diventare vita concreta quello che preghiamo la domenica e nelle altre feste comandate, allora non serve a nulla e rischiamo davvero di sentire Gesù che ci dice "non ti conosco", come lo diremmo noi a chi non conosciamo e non frequentiamo e a chi non si fa mai vedere nei momenti importanti della vita. Gesù ci riconosce se sappiamo vivere il suo Vangelo e non solo pregarlo e celebrarlo.

                                                                                                                                                                   don Franco Bartolino

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