Il Vangelo di questa domenica non è propriamente, come potrebbe sembrare, un insegnamento sull'umiltà ma sulla carità, cosa che spesso manca a ognuno di noi. Al tempo di Gesù, con tutta probabilità, il banchetto era l'occasione per certe persone di mettere in mostra la propria superiorità: e questo faceva ancor più specie quando avveniva per mano delle autorità religiose, che tutto avrebbero dovuto fare meno che creare discriminazioni. Invece, la ricerca dei primi posti nei banchetti trasformava la principale occasione di condivisione e di comunione in opportunità di discriminazione e di emarginazione.

E pensare che questa mancanza di carità, frutto della nostra scarsa umiltà, è un atteggiamento fortemente presente anche nelle nostre comunità. Se credessimo veramente forse le nostre comunità sarebbero davvero il luogo dell'accoglienza e della condivisione; invece, spesso, diventano il luogo per esprimere la propria superiorità nei confronti degli altri. I modi per far sentire la nostra superiorità sono innumerevoli: dall’ostentazione della nostra cultura, all'utilizzo abusivo della nostra autorità; dalla pretesa di fare sempre tutto noi, al giudizio negativo su ciò che fanno gli altri; dall'incapacità di lavorare in gruppo, al volersi sempre impicciare anche di ciò che non ci riguarda; dal pregiudizio nei confronti di chi è diverso per estrazione sociale, lingua, etnia o religione, alla costruzione di rapporti cordiali solo con le persone che ci vanno a genio.

Sono tutte cose che avvengono in ogni comunità cristiana, purtroppo, ma che non dovrebbero assolutamente aver ragione di esistere. E che cosa dobbiamo fare per essere comunità accoglienti basate sulla solidarietà? Forse non avremo l'occasione di organizzare banchetti cui poter invitare - come dice il Maestro - "poveri, storpi, zoppi e ciechi"; di certo, abbiamo molte opportunità per trattare gli altri tutti alla stessa stregua, senza sentirci i migliori e senza aspettarci gratificazioni o tornaconti da chiunque.

                                                                                                                                                      don franco Bartolino

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