Se nella Liturgia di Domenica scorsa il Signore ci ha proposto di eseguirlo nel cammino dell'umiltà (cfr. Lc 14,1.7-14) oggi ci chiede di essere uomini e donne liberi, incluso negli affetti più legittimi: "Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo" ( Lc 14, 25-33). Disumano il Signore? No! Lui sa che ogni affetto trova la sua radici vera in Lui stesso. Anche Lui ha scelto di vivere gli affetti in un contesto familiare a Nazaret e per 30 anni!
 Ma oltretutto, Lui stesso lo sa che l'opera del Regno di Dio è cosa seria, e non ammette fallimenti, nonostante il suo carattere di piccolezza, debolezza, nascondimento e morte, come il seme. Ecco perché seguirlo, necessariamente ci rendi consapevoli di abbracciare decisamente la croce e portarla con amore e fedeltà.
È solo nella consapevolezza di essere discepoli che camminano dietro al Maestro, a renderci uomini e donne liberi, capaci di umana fraternità. 

Ecco allora il senso dell' atteggiamento di Paolo, che dopo avere conquistato a Cristo Onesimo, lo schiavo, lo invia come uomo libero,  desiderando di liberare dalla schiavitù del potere e della cultura discriminante del suo tempo anche il cuore di Filemone, suo padrone. Anzi, Paolo ci dà ancora una volta, la dimostrazione concreta dell'essenza dell'essere cristiano: essere una cosa sola in Cristo. "Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso" (Fm 9b-10.12-17).
Quanta umanità troviamo in queste parole accompagnate dalla concretezza della fede!
Quindi, seguire Gesù, non solo ci rendi liberi ma ci rende umani, dotati di  saggezza, prudenza e senso della vita e della storia. 
Aveva già ragione l'autore del libro della sapienza, quando, constatando la bellezza del Creato e  la vita dei giusti, ha capito che tutto ha la sua fonte e sostegno nella Sapienza Divina che regge ogni cosa in ogni tempo.
"Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza"(Sap 9,13-18b).
E non è Lui, Il Figlio di Dio, fattosi figlio dell'uomo, nostro Signore e Mestre, la Sapienza Eterna, che vogliamo amare e seguire?

suor Maria Aparecida

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