La festa del Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale e cade la domenica dopo la solennità dell’Epifania. I Padri della Chiesa sostenevano che Gesù, scendendo nelle acque del Giordano, ha idealmente santificato le acque di tutti i Battisteri; dal più semplice e moderno, posto all’ingresso delle chiese, a quelli delle grandi cattedrali dei secoli scorsi.

Nella vita di Gesù osserviamo molti momenti nei quali compie azioni che, in apparenza, non hanno alcuna logica umana. Perché volle incarnarsi? Perché è stato soggetto a Maria e a Giuseppe tutta la vita? Perché pregava se Egli stesso era Dio? Nel caso del Vangelo di oggi, perché si fa battezzare? Giovanni Battista provò a dissuaderlo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (Mt 3, 14). Certamente Gesù non aveva alcun bisogno di tali azioni. Allora, perché lo ha fatto? Papa Francesco afferma: «Perché vuole stare con i peccatori, si mette in fila con loro e compie lo stesso gesto». Gesù ha voluto darci un esempio, ci ha insegnato la via che dobbiamo seguire; è venuto sulla terra per salvarci e farci diventare figli di Dio. Il suo Battesimo è strettamente connesso al nostro, per questo si fa carico delle nostre necessità.

Anche noi possiamo imitare Gesù, uscire e farci carico delle necessità degli altri, «è anche questo il modo in cui possiamo sollevare gli altri: non giudicando, non suggerendo cosa fare, ma facendoci vicini, compatendo, condividendo l’amore di Dio». Siamo chiamati ad imitare Cristo, e un modo concreto di farlo è occuparci dei bisogni degli altri. Uscire da noi stessi, guardare il bisognoso, che necessita della nostra attenzione, del nostro tempo, del nostro sorriso. Imitare Cristo volgendo lo sguardo verso il prossimo: è questa la strada della vera felicità.

Meditare sulla nostra condizione di figli di Dio è una realtà che dona gioia, ci insegna a vedere il mondo in modo nuovo, senza soffermarci sul colore della pelle o sulle idee politiche.

Oggi è un giorno importante per meditare sul dono ricevuto con il Battesimo. Il più importante della nostra vita, quello che ci caratterizza come persone e come figli di Dio.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Gesù è forte perché si sente amato. La sua forza risiede nel fatto che il Padre lo ama, si fida di Lui. Non basta che Egli ami se stesso, che sappia cosa fare nelle situazioni difficili. L’unica prerogativa che farà rimanere Gesù protagonista della sua storia è questo Amore del Padre.

L’amore è quella “forza interiore” che alimenta il viaggio della nostra vita ed è contemporaneamente verticale ed orizzontale. Orizzontale perché sostenuto da chi ci sta intorno, da  condivide con noi la nostra vita e le nostre scelte. Ma è soprattutto verticale perché viene direttamente da Dio e passa attraverso la vita spirituale.

Se dalla preghiera, dai sacramenti, dalla partecipazione alla Messa, dall’ascolto della Parola di Dio, dall’adorazione e da ogni altra pratica che riguarda la nostra fede non usciamo con questo amore, c’è qualcosa che non funziona. Per sentirsi amati bisogna amare. Solo nel dare, cominciamo anche a ricevere. Se aspettiamo di ricevere per poi dare, passeremo tutta la vita nelle acque del Giordano.  Gesù dona tutto se stesso, per questo cresce in Lui il sentirsi una sola cosa con il Padre.                                                                                      

                                                                                                                                                                           sr Annafranca Romano

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