Finite le grandi feste del Natale, questo nuovo tempo liturgico che la Chiesa ci consegna, è un invito forte a costruire la nostra ferialità. È nello scorrere quotidiano e feriale dei giorni che dobbiamo vivere lo stupore del Dio-con-noi, la novità e la bellezza del Volto che Gesù ci è stato rivelato nel Natale.

            “Io non lo conoscevo”, ripete un assorto Giovanni Battista e lo stupore di domenica scorsa “Tu vieni da me?” gli ha spalancato un mondo del mistero di Dio totalmente inattesa. Giovanni credeva di sapere, credeva di credere, credeva di conoscere e tutta la sua vita si era consumata intorno a quell'attesa, a quella preparazione e a quell'incontro, eppure ammette una debolezza: io non lo conoscevo.  

            “Ho visto”, dice Giovanni; ha visto Gesù venire verso di lui, dopo il Battesimo. Ha visto un Dio che gli si fa incontro, presente, prossimo, vicino come lo abbiamo visto noi in questi brevi ed intensi giorni di Natale. Abbiamo visto un Dio bambino, che ribalta le nostre prospettive e che si rivolge agli sconfitti della storia. Abbiamo visto, se non ci siamo lasciati sopraffare dall'inutile buonismo che emoziona e non converte.

            Il Battista aveva le sue idee sul Messia, ma dovrà affermare: "Io non lo conoscevo. Pensavo che lo avrei riconosciuto in un certo modo e invece è venuto e si è manifestato come non me l'aspettavo". È stato l'incontro con Gesù che gli ha fatto capire chi era davvero il Messia. A volte riduciamo Dio a dottrine, catechismi, dogmi, regole, ma Dio è un incontro.  

            Il Vangelo di Giovanni non racconta la scena del Battesimo di Gesù, ma mette sulle labbra del Battista asceta la rivelazione del Messia: Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! A differenza della tradizione ebraica, dove è l'uomo che si deve offrire a Dio, qui ci viene presentato un Dio che capovolge le logiche del gioco: è Lui stesso che si offre per noi, che si dona e si consegna. Questo capovolgimento è una vera rivoluzione perché sposta le priorità del discepolo: non c'è nulla da conquistare, ma tutto è un dono da accogliere e da condividere.

            Gesù-agnello, identificato con l'animale dei sacrifici, introduce qualcosa che capovolge e rivoluziona il volto di Dio: il Signore non chiede più sacrifici all'uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto.

                                                                                                                                                      don Franco Bartolino

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna

Su di noi

Nel nostro nome "Piccole Missionarie Eucaristiche" è sintetizzato il dono di Dio alla Congregazione. Piccole perchè tutto l'insegnamento di Madre Ilia sarà sempre un invito di umiltà, alla minorità come condizione privilegiata per ascoltare Dio e gli uomini.
80124 Bagnoli, Napoli
[+39] 0815702809
suorepme@piccolemissionarie.org

Privacy Policy

Privacy Policy

Ultimi articoli

Missione in Albania

Ritorno in missione

Fare Pasqua in Albania

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter