La fede, la speranza e la carità: sono quelle che, descritte da Paolo nella prima lettera ai Corinti, abbiamo imparato a conoscere come le “virtù teologali”, ovvero quei doni che abbiamo ricevuto da Dio e che dobbiamo alimentare nel corso della nostra vita per rimanere uniti a lui. Non sono doni acquisiti una volta per sempre: se non li alimentiamo, rischiamo di perderli. Riguardo alla fede, il Vangelo di oggi termina con una domanda di Gesù che, in maniera provocatoria: “Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Con un po' di sano realismo, potremmo dire a Gesù che oggi la risposta alla sua domanda l'abbiamo: a vedere quanta indifferenza c'è nei confronti di Dio, ci viene naturale dire “No, o comunque, ne troverà davvero poca”. Per non parlare della carità: che cosa ne abbiamo fatto di questo dono, che Paolo ritiene il più grande di tutti, se il mondo è pieno zeppo di odio, di guerre, di violenze a partire dalle mura domestiche. Ad ogni modo, anche se non vediamo intorno a noi e dentro di noi fede e carità, possiamo sempre dire che da qualche parte, nel mondo, un po' di fede in Dio e di amore verso il prossimo riusciamo ancora a trovarli. Ma sulla speranza c'è poco da fare: se la perdiamo, siamo perduti. Se ognuno di noi, singolarmente, perde la speranza può dire conclusa la propria esistenza; se il mondo smette di coltivare la virtù della speranza, non può certo parlare di futuro. Ecco perché il Giubileo che si avvia verso la conclusione è dedicato alla virtù della Speranza. Il grande papa Francesco aveva scelto questo tema perché aveva avvertito l'urgenza di dare, a questo mondo che vive un cambiamento di epoca, forti segnali di speranza e sempre per questo motivo aveva deciso, nello scorso mese di gennaio, di dedicare la Giornata Missionaria Mondiale e il messaggio a essa legato proprio a questo tema: “Missionari della Speranza”. Che cosa possiamo fare, allora, per essere Missionari della Speranza nella situazione in cui ci troviamo. Mi è venuto da pensare a tre aspetti perché questa Giornata Missionaria Mondiale possa portare in noi e nelle nostre comunità semi di speranza.

  • Il primo lo definirei: “Annunciare la Speranza”. Quando si parla di missione e di missionari, è quasi scontato che il pensiero vada a quei fratelli e a quelle sorelle che, lasciando la loro terra, vivono un'esperienza di annuncio e di promozione umana in altre Chiese del mondo, specialmente quelle più povere materialmente. Ebbene: in un mondo come il nostro, c'è una tremenda necessità di annuncio del Vangelo e non facciamoci illusioni: siamo soprattutto noi terra di missione. Abbiamo bisogno di missionari qui; abbiamo bisogno di cristiani che si facciano carico delle varie forme di povertà presenti sul nostro territorio e non parlo solo di povertà materiali, parlo soprattutto di povertà esistenziali. Una buona parola, un gesto d'affetto, un momento di vicinanza verso chi è solo e chi soffre siamo capaci tutti di donarli: farlo, ci rende pienamente Missionari della Speranza e annunciatori del Vangelo, anche se non partiremo mai per altre terre.
  • Il secondo lo chiamerei “Ricercare la Speranza”. Qui, ci vengono in aiuto le Chiese di altri paesi del mondo. Fuori dal nostro vecchio Continente già cristiano e ora scristianizzato c'è una vitalità di fede che definire impressionante è poco. C'è un entusiasmo nel vivere la vita di fede che ce lo sogniamo di notte. C'è una forza di rinnovamento della dimensione spirituale che ci farebbe tanto bene respirare a pieni polmoni. Qui la proposta si fa un po' più impegnativa e di certo non aperta a tutti.
  • Termino con il “Ridare la Speranza”. Lo sappiamo bene, ed è inutile negarlo: le Chiese più povere del mondo ci insegnano tanto dal punto di vista della fede, ma anche ci chiedono molto dal punto di vista dei beni materiali che scarseggiano, della salute che manca, dell'istruzione che non c'è, della disparità sociale creata il più delle volte dal nostro mondo nord-occidentale.

Le occasioni per aiutare materialmente queste popolazioni non mancano, a partire dalla Giornata odierna. La stragrande maggioranza di noi non partirà mai per la missione; ma la totalità di noi è in grado di essere in missione con il proprio sostegno oltre che con la preghiera, necessaria - come dice il Vangelo di oggi - senza stancarci mai.

                                                                                                                                                                                 don Franco Bartolino

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna