Nel brano del Vangelo che abbiamo proclamato, la logica del “dare testimonianza per conoscenza diretta” sembra non funzionare. Vediamo infatti Giovanni il Battista che dopo aver annunciato Gesù con la sua più famosa definizione - “Agnello di Dio” - dice di lui per ben due volte che “non lo conosceva”: cosa, peraltro, molto improbabile anche dal punto di vista storico, data la parentela fra le due rispettive madri. Dietro questa espressione probabilmente si nasconde qualcosa che dobbiamo scoprire anche perché l'affermazione del Battista ci dice l'importanza, per i primi cristiani, del “credere e testimoniare per conoscenza”. Credere e testimoniare Gesù, infatti, non è un privilegio che viene da particolari rivelazioni, è riconoscere la voce dello Spirito che ce lo indica presente nel mondo, come fu per il Battista.

Per capire questa espressione “non lo conoscevo” occorre risalire alla situazione storica in cui si trovava la comunità dell'evangelista Giovanni, all'interno della quale la stragrande maggioranza dei componenti non aveva conosciuto Gesù di persona. Qui siamo quasi alla conclusione del I secolo dopo Cristo e quel ritorno di Gesù nella gloria che tutti attendevano non sembrava essere poi così imminente. Per questo motivo, nella comunità di Giovanni si provava un certo smarrimento: “Noi non abbiamo conosciuto di persona Gesù e il suo ritorno nella gloria non sembra poi così vicino: come possiamo dirci cristiani, se non ne abbiamo avuto una conoscenza diretta?”. La preoccupazione dell'evangelista Giovanni, allora, è quella di far comprendere che Gesù può essere conosciuto, amato e testimoniato come il Messia pur non avendone avuto esperienza personale, purché ci si lasci inondare dalla Grazia che ci viene incontro con la forza dello Spirito ed è il caso del Battista che conosce di persona Gesù, ma lo riconosce come Cristo solo nel momento in cui si apre all'azione dello Spirito.

La fede cristiana, allora, non si trasmette attraverso rivelazioni personali o miracolose: la fede cristiana è un'esperienza personale di Gesù che avviene sotto l'impulso dello Spirito grazie alla trasmissione della stessa fede da parte di chi, prima di noi, ha conosciuto la Buona Notizia del Vangelo e ce l'ha comunicata. Ecco quindi la necessità di una comunità di credenti e di una Chiesa che ci conduca all'incontro con Cristo. Ma quanti, oggi, possono dire di conoscere il Cristo? Non mi riferisco a persone che professano un altro Credo religioso, mi riferisco al nostro mondo di battezzati che del messaggio di Cristo sanno davvero poco o nulla. A parole, continuiamo a dirci cristiani, facciamo battaglie sociali e politiche per difendere la nostra identità e le nostre radici culturali cristiane dagli attacchi di chi vorrebbe invaderci, imponendoci la propria fede: ma il nostro vissuto cristiano, nel frattempo, dov'è finito?

                                                                                                                                                                                                 don Franco Bartolino

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna