Se Domenica scorsa ci è stato consegnato il tesoro prezioso della Parola, attraverso la quale tutto è stato creato e nella quale tutto è stato redento, questa IV Domenica ci consegna l’obbiettivo per il quale siamo stati creati e redenti: la felicità. Certamente non quella intesa come la pensa una piccola parte degli uomini, basata sulla ricerca egoista e fondata nell’edonismo scandaloso se pensiamo alla grande maggioranza dei fratelli e sorelle che muoiono a causa delle ingiustizie sociali, delle violenze delle guerre; una massa di poveri, invisibili e miserabili che continuano ai margini della società, mentre si avanza nella ricerca sfrenata dell’intelligenza artificiale, con il rischio sempre più allarmante del dominio della machina sull’essere umano.

 Intanto, la Liturgia ci dona gratuitamente la Felicità, non da raggiungere in un paese lontano, al di là o al di qua dei nostri orizzonti, ma qualcosa che già ci appartiene se siamo poveri in spirito:« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Stando all’elenco che ci dà il Signore, al primo posto tra le beatitudini del Regno, la povertà di spirito è l’anticamera che contiene e si apre a tutti gli altri aspetti che racchiudono il senso della felicità di cui il cuore umano ha sete, pur non comprendendola o ricercandola altrove. La povertà di spirito, non chiudi il cuore nel rimpianto della propria carenza o difficoltà, ma lo apre in modo tale da avere totale fiducia e consolazione nella Provvidenza di Dio.  Da un cuore povero e mite, sgorga la fame e la sete di giustizia, capace di contagiare quelli che con pazienza conquistano la terra.

Le beatitudini rendono libero e lieve il cuore, rendendolo misericordioso e solidario, si da far che il cristiano diventi veri artefice di pace, disarmata e disarmante, come insiste papa Leone. Sono questi i figli di Dio, che escono sempre vittoriosi perché nulla li può separare dell’amore di Cristo (cfr. Mt 5,1-12a). Attratto e posseduto dallo spirito delle beatitudine, ecco come Paolo ci esorta a rimanere nello stile di Gesù, camminando dietro Lui, il quale continua ad aprire le strade che conducono al cuore del Padre, dove troviamo l’unica e vera ricchezza che riempie il cuore di felicità: la fraternità in Cristo, il Figlio Suo. «Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore» (1Cor 1,26-31).

                                                                                                                                                                                                                               suor Maria Aparecida

 

 

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