Nella nostra vita di credenti, si può dare di più, molto di più rispetto a ciò che una fede basata sul “minimo sindacale” ci chiede di fare. Il vero problema dell'insegnamento della fede al tempo di Gesù, era dovuto a un'interpretazione letterale della Legge di Mosè: in pratica, era sufficiente applicare alla lettera ciò che gli insegnamenti della Legge indicavano per fare la volontà di Dio ed essere salvi. Ma lo spirito di una Legge che non si fermava a ciò che enunciava, era sufficiente fare “il minimo” indispensabile per essere un bravo ebreo praticante. Ma la Legge era molto di più dei singoli insegnamenti che dispensava: era frutto di un'alleanza, di un patto di fiducia tra Dio e il suo popolo. Lo dice bene anche il libro del Siracide: “Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai”. I comandamenti della Legge non potevano essere una pura esecuzione formale di ordini: si basavano sulla fiducia tra l'uomo e Dio perché se viene meno questa fiducia, tu potrai essere anche perfetto esecutore dei comandamenti, ma resterai servo, schiavo di un Dio che invece da te vuole di più: ti vuole figlio. Ed è esattamente quel “di più” che Gesù è venuto a portare sulla base di un rapporto tutto particolare tra lui e il Dio delle promesse. Non siamo più schiavi, ma siamo figli e ai suoi figli, Dio dà molto di più ma, ovviamente, chiede anche molto di più. Vuoi, dunque, essere figlio amato da Dio, e non schiavo? Puoi e devi dare di più. Non è sufficiente che tu dica “Non ho ucciso nessuno, sono a posto”; devi evitare di annientare l'altro con parole e giudizi che ammazzano più di qualsiasi arma. Non è sufficiente che tu vada in chiesa e partecipi al Sacrificio Eucaristico: guarda, prima di tutto, di andare d'accordo con i tuoi cari, i tuoi amici, e anche con le persone che proprio non sopporti, altrimenti quella Eucarestia che ricevi dice l'esatto contrario di quella comunione che tu sei incapace di fare con i tuoi simili. Non è sufficiente dire “Amo mia moglie o mio marito perché non le ho mai fatto mancare nulla”: puoi darle o dargli molto di più, soprattutto in rispetto, condivisione, collaborazione e dialogo. Non è sufficiente dire “Io non giuro mai, perché il vangelo dice che non bisogna giurare”. Certo, è vero: giurare non serve a nulla, a meno che ci venga chiesto in un atto giudiziario o in una testimonianza in tribunale, perché so e posso fare di più, ovvero so essere sincero senza necessità di chiamare a testimoni la terra e il cielo. Tutto questo ci vuol dire Gesù quando afferma: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Non lo dice per discreditare persone, lo dice pensando all'ottica del Regno dei Cieli, quello nel quale entrano non i perfetti ma coloro che ne accettano la logica, il modo di pensare, il modo di vedere il proprio rapporto con Dio. E non dimentichiamoci quanto e cosa ha detto finora Gesù, nel suo Discorso della Montagna, riguardo al Regno dei Cieli e ai suoi abitanti: è il luogo dei poveri in spirito; è il luogo di coloro che perseguono una giustizia basata sull'amore, e per questo sono perseguitati da una giustizia umana basata sulla logica delle armi e della violenza. Ma non per questo si fermano: sono convinti, infatti, che amare Dio non significa servirlo rispettando regole che i comandamenti ci insegnano perché si può dare di più, molto di più!
Don Franco Bartolino
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