C'è un termine, nel Vangelo di oggi, che giustamente crea in noi sensazioni poco gradevoli: è il termine “scandalo” che Gesù usa nei confronti di Pietro solamente pochi attimi dopo avergli affidato il primato e la guida della sua Chiesa. Lo scandalo, nel suo significato originario, non è - come siamo abituati a pensare - un sentimento di indignazione dovuto ad atteggiamenti riprovevoli venuti alla luce. C'è anche questa componente, ma il termine “scandalo” significa “trappola”, ed era riferito a quelle tagliole che nella caccia venivano utilizzati per intrappolare gli animali. Che è esattamente quello che avviene con Pietro, quando si lascia “intrappolare” nelle trame di satana, il quale fa apparire il discorso fatto da Gesù nel Vangelo di oggi come “inaccettabile” agli occhi dell'apostolo.

E il discorso era quello relativo al Messia, al “Cristo figlio del Dio vivente”, che invece di pensare a come instaurare il Regno di Dio a Gerusalemme con un'azione militare, si ritrova a Cesarea di Filippo, nelle periferie del Regno, ad annunciare ai suoi discepoli quale sarebbe stato il suo destino a Gerusalemme: soffrire a causa delle autorità, venire ucciso e risorgere. Cosa lontana anni luce dalla logica “ebraica” del Messia. Perché la logica del Vangelo è tutta particolare, credere in lui significa accettare che le regole del gioco le detta lui, che la nostra vita la conduce lui, che le nostre scelte le determina lui.

Non possiamo pretendere di seguire Gesù e poi cadere nella scandalosa trappola del compromesso, quella per cui a parole lo proclamiamo “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” e poi viviamo la nostra fede con la logica umana del “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!”. Siamo onesti con noi stessi: se oggi il messaggio cristiano non incide più come una volta, non è per una mentalità anticlericale che perseguita il cristianesimo.

L'ostacolo più grande alla fede cristiana, è quello della logica del compromesso a cui vogliamo piegare il Vangelo, in modo subdolo, prendendo “in disparte” il Signore come ha fatto Pietro e rimproverandolo di essere troppo “duro”.

Non possiamo confondere la logica di Dio e la logica umana a nostro piacere e dire di credere in Gesù e scendere a patto con i potenti per condividere il loro potere, non è fede; dire di credere in Gesù e lasciarci guidare dalla logica del profitto, non è fede; dire di credere in Gesù e fare di tutto per evitare di sporcarci le mani con il fango delle difficoltà e delle miserie del mondo, non è fede. Dire di credere in Gesù e impedirgli di condurre la nostra vita come lui vuole, non è fede! No, con lui non si scherza: o la smettiamo di pensare solo a noi stessi o altrimenti dobbiamo accettare di sentirci dire da lui che dobbiamo tornare “dietro di lui” e cercare di entrare nella sua logica.

Ma se Dio entra nella nostra vita e “lasciarci sedurre da lui”, allora non riusciamo più a farne a meno. L'importante è non cedere mai ai compromessi. Pertanto: prendere o lasciare: con Gesù non c'è alternativa.

                                                                                                                                                                               don Franco Bartolino

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