Lc 24,35-48

«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 

Questo brano del vangelo di Luca ci ripercorrere gli ultimi avvenimenti dopo la risurrezione di Gesù. I discepoli sono di nuovo nel cenacolo ma finalmente non sono solo chiusi nella loro paura, si ascoltano a vicenda, cercano di mettere i pezzi insieme, qualcosa di vero ci sarà in questi ultimi avvenimenti ma rimane nel cuore il turbamento. La tomba vuota, la testimonianza delle donne, la conferma data a Tommaso e infine i due di Emmaus che sono ritornati indietro con il cuore che ardeva aprono a nuovi interrogativi, ma anche a nuove speranze. È proprio mentre stanno condividendo  le loro esperienze  Gesù in persona si fa presente e con la sua pazienza da maestro aiuta a  comporre questo puzzle d’amore. 

Ancora una dolce domanda; «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?  Mostra i segni della passione, mangia con loro, spiega il progetto del Padre che doveva salvare gli uomini attraverso la morte e resurrezione del suo Figlio. Il segno della sua presenza tangibile sarà sempre la condivisione fraterna e lo spezzare il pane insieme. La chiesa conferma e testimonia questo ogni volta che la comunità cristiana si ritrova attorno all’altare.

La presenza del Risorto  cambia le paure, ”ma poiché per la gioia non credevano ancora…”: la gioia è il dono del Risorto, la sua presenza  calma le inquietudini.

“ Di questo voi siete testimoni”, chiude così il suo discorso Gesù.  Voi siete testimoni e non importa se eravate come i due discepoli di Emmaus sulla strada del ritorno; come Tommaso che non si fida della testimonianza dei suoi fratelli.  La sua presenza da risorto dà risposta ai nostri interrogativi,

senso alla nostra confusione, fiducia alla nostra fede debole, gioia ai nostri cuori inquieti.

Suor Giuliana

“DAVVERO QUEST’UOMO ERA FIGLIO DI DIO

Mc 14, 1-15,47

Siamo accompagnati dal Vangelo di Marco in questa domenica che ci introduce nella Settimana Santa.

Il racconto di Marco come tutto il suo Vangelo sa di essenziale, ci fa ripercorrere le tappe che hanno visto Gesù condannato, sofferente e poi la morte in croce. È un percorso strano dove le decisioni degli uomini apparentemente prendono il sopravento, dove tutto sembra così inevitabile…E poi Gesù che dice poche parole, che ancora una volta non dimostra la sua forza con l’arroganza, ma attraverso la mitezza, una mitezza che afferma una scelta d’amore, una mitezza che porta fino in fondo la propria missione, che ha il coraggio della verità; Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: “Io lo sono!”.

In questo veloce susseguirsi di avvenimenti, di cambiamenti di scene, in questo spettacolo di sofferenza, attraverso le fughe e i rinnegamenti una sola rimane la costante, la fedeltà di Dio che si rivela nonostante e malgrado questi imbrogli umani… Tutti cambiano idea, fanno altre scelte, c’è anche Pilato che non sa scegliere e non sa ascoltare la voce della sua coscienza, solo Gesù va fino in fondo con il suo stile di servo. Mai come in questo caso Egli è il maestro silenzioso che sta per terminare la sua lezione.

Gesù oggi  insegna come si vive e insegna come si muore, insegna che la vita quando sceglie di diventare dono non la si possiede più, la si lascia anche spezzare. Il suo salire verso il Calvario con la croce sulle spalle è l’unica lezione comprensibile a tutti, a tutti quelli che cercano l’amore, è la lezione per gli stessi uccisori: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. In questa affermazione tutto trova senso, Dio manifesta così la sua potenza  consegnandosi totalmente, dicendoci ancora una volta che grande è soltanto l’amore.

“Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. È la professione di fede più bella che possiamo ripetere in questa settimana, davanti alla lavanda dei piedi, allo spezzare del pane e del vino, durante il tragitto verso il Golgota, e poi nella lunga sosta del sabato santo in attesa della risurrezione.

Davvero quest’uomo era figlio di Dio e in Lui anche noi siamo per sempre figli di Dio.

suor Giuliana

Gv 3, 14-21

Dio ha tanto amato il mondo…

In questa quarta domenica il Vangelo di Giovanni ci propone il dialogo di Gesù con Nicodemo.

Gesù ricorda a Nicodemo che quando Lui sarà innalzato sulla croce lo sguardo e il cuore degli uomini saranno per sempre invitati ad innalzarsi, a guardare in alto. Un segno che ha dato il senso al tempo e ci ha donato l’eternità…perché chiunque creda in Lui abbia l’eternità.

Ma c’è molto di più; Gesù dice a Nicodemo una delle frasi più belle del Vangelo, anzi questo è il Vangelo;

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito.

Questo fa chiarezza  non solo per i dubbi, le perplessità, la curiosità di Nicodemo, ma è la luce per tutti noi, è la risposta che può davvero illuminare ogni notte; Dio ha tanto amato il mondo…non solo ha amato, ma ha tanto amato. Il vero amore quando è grande diventa visibile, credibile, tangibile così è diventato visibile nel figlio unigenito. Dio ci ha amato e solo chi ci ama davvero può desiderare per noi la vita, Dio vuole che noi viviamo come Lui per l’eternità. Vuole per noi esattamente ciò che ha Lui, la Vita per sempre!

Il discorso di Gesù continua con l’invito a fare una scelta. Lui ovviamente ha capovolto le logiche, non più per giudicare ma per amare, ma nello stesso tempo bisogna decidere da che parte stare, se preferire il buio e la notte o aprirsi alla luce. L’amore è una possibilità, ma anche una decisione di ognuno, non si impone ma attende di essere la via che gli uomini sceglieranno.

Ogni volta che si guarda la croce potremo ripetere questa certezza; Dio ha tanto amato il mondo, Dio ha tanto amato me!

suor Giuliana

Gv 3, 14-21

Dio ha tanto amato il mondo…

In questa quarta domenica il Vangelo di Giovanni ci propone il dialogo di Gesù con Nicodemo.

Gesù ricorda a Nicodemo che quando Lui sarà innalzato sulla croce lo sguardo e il cuore degli uomini saranno per sempre invitati ad innalzarsi, a guardare in alto. Un segno che ha dato il senso al tempo e ci ha donato l’eternità…perché chiunque creda in Lui abbia l’eternità.

Ma c’è molto di più; Gesù dice a Nicodemo una delle frasi più belle del Vangelo, anzi questo è il Vangelo;

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito.

Questo fa chiarezza  non solo per i dubbi, le perplessità, la curiosità di Nicodemo, ma è la luce per tutti noi, è la risposta che può davvero illuminare ogni notte; Dio ha tanto amato il mondo…non solo ha amato, ma ha tanto amato. Il vero amore quando è grande diventa visibile, credibile, tangibile così è diventato visibile nel figlio unigenito. Dio ci ha amato e solo chi ci ama davvero può desiderare per noi la vita, Dio vuole che noi viviamo come Lui per l’eternità. Vuole per noi esattamente ciò che ha Lui, la Vita per sempre!

Il discorso di Gesù continua con l’invito a fare una scelta. Lui ovviamente ha capovolto le logiche, non più per giudicare ma per amare, ma nello stesso tempo bisogna decidere da che parte stare, se preferire il buio e la notte o aprirsi alla luce. L’amore è una possibilità, ma anche una decisione di ognuno, non si impone ma attende di essere la via che gli uomini sceglieranno.

Ogni volta che si guarda la croce potremo ripetere questa certezza; Dio ha tanto amato il mondo, Dio ha tanto amato me!

suor Giuliana

Gv 12,20-23

In questa quinta domenica di Quaresima  il vangelo di Giovanni ci porta già a Gerusalemme. Gesù con i discepoli è lì, ed è ormai molto conosciuto, la sua persona suscita perplessità, interrogativi, stupore. Forse spinti da tutto questo alcuni greci si avvicinano a Filippo con la richiesta: “vogliamo vedere Gesù”.

Filippo e Andrea presentano a Gesù la richiesta, ma lui come sempre si sottrae a questo tipo di curiosità.

La sua risposta sembra non avere un senso logico, eppure diventa  l’occasione per spiegare le esigenze del Vangelo, di fare capire ai discepoli che il chicco di grano è chiamato a morire e che il frutto non è mai scontato, ma il risultato di una scelta che attraversa la morte e l’inverno. Gesù sembra dire chi mi cerca ancora non sa cosa significa cercarmi, volermi vedere significa  lasciarsi scomodare, intraprendere un nuovo cammino nel quale si è chiamati a  perdere la propria vita per dare la vita.

Gesù non è venuto per essere cercato, non gli importa niente di tutta la popolarità di cui gode, gli importa che chi lo cerca lo cerchi con la disponibilità di chi vuole amare fino in fondo, di chi nonostante la paura si gioca tutto perché si fida di Lui, come Lui si fida del Padre. Gesù  sa che sarà glorificato e che quell’essere innalzato significa attirare molti a Lui… Significa dare la possibilità all’umanità  tutta di innalzarsi dalla sua condizione di peccato, di non avere più paura di alzare lo sguardo per incontrare il Dio che li ha amati fino alla fine e per sempre.

E nasce la domanda: Vogliamo ancora vedere Gesù? Per seguirlo, per condividere la sua scelta, per amare senza tenere nulla per noi stessi? Vogliamo davvero innalzarci e guardare in alto e guardare la vita, la storia, il quotidiano dall’alto?

Suor Giuliana

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