Gv 1,35-42
Anche in questa domenica troviamo la figura di Giovanni Battista che ancora una volta sa indicarci il Signore. Da vero maestro invita i suoi discepoli a seguire l’agnello di Dio, gli sta a cuore la loro felicità. Ricorda loro così che lo scopo è incontrare Gesù. Ma Gesù non da risposte, né felicità immediate, piuttosto pone una domanda: ”Che cosa cercate? Poi propone un cammino e una scelta: “Venite e vedete”.
I discepoli scoprono il loro desiderio di stare con Gesù, di condividere la sua vita, infatti dopo aver visto rimangono e in quel rimanere scoprono di aver trovato il Messia. Il Signore è l’unico tesoro che non si può tenere per sé, va subito annunciato, così fa Andrea con Simone: racconta di Gesù al fratello e lo conduce a lui. È proprio così veniamo tutti in qualche modo condotti al Signore e nello stesso tempo siamo chiamati a condurre gli altri. E con questi altri il Signore farà grandi cose, come con Simone che subito gli consegna un nome nuovo e, nel nome, la missione.
Sono poche righe di Vangelo ma di una intensità incredibile: vite e ricerche che si intrecciano, gioie che si condividono, inviti che si accolgono, storie che cambiano. Tutto questo è possibile anche per noi perché ci sarà sempre chi ci indica veramente il Signore attraverso mille mezzi e infinite vie. Ma l’incontro con Lui sarà possibile anche perché sempre avremo nel cuore la sete di Dio, il desiderio di felicità che Lui stesso suscita in ciascuno e la semplice gioia di sapere dove dimora e di rimanere con Lui.
suor Giuliana

Mc 1, 7-11

Dopo aver contemplato il Verbo incarnato e averlo adorato con i re magi oggi il vangelo ci porta al fiume Giordano. E qui avviene l’incontro tra Giovanni e Gesù, l’annunciatore e colui che viene annunciato.

Sembra molto chiaro il ruolo di ognuno, Giovanni sa di non essere degno, sa che il suo tempo è finito, e come profeta qual è riconosce in Gesù il messia, e, come ci descrivono gli altri sinottici fa fatica ad accettare di battezzare Gesù.  Ma Gesù inizia la sua missione stravolgendo la normalità, lui che si è consegnato agli uomini già dalla nascita si fa battezzare da Giovanni, questo non diminuisce la sua dignità di Dio ma insegna un nuovo modo di relazione con lui. Si fa battezzare, come tutti, assieme alla folla dando già un sapore di novità così il suo cammino con gli uomini, alla sua predicazione, all’annuncio di un vangelo che finalmente non punta il dito, non rimprovera, non giudica.

È interessante la sottolineatura di Marco: “Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni” .  Gesù si mette in cammino per arrivare al giordano, per compiere quel gesto come a dirci che la nuova vita con Dio, inizia solo se ci muoviamo, se andiamo incontro all’altro, se ci mischiamo con la folla.

Segue poi il battesimo di Gesù, la rivelazione più bella della nostra fede, il cielo si squarcia, lo spirito scende sotto forma di colomba e la voce del Padre che conferma il suo amore per il figlio e nel Figlio per tutta l’umanità. Gesù inizia la sua vita pubblica come sotto il segno della comunione, come a dire che da soli non si può annunciare niente di bello, è solo la comunione rende possibile l’amore vero.

“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” , una affermazione che ci riempie il cuore e ci fa sentire veramente amati. Questa è la missione di Gesù e di quanti lo seguono, ricordare agli uomini che sono amati. Questa certezza cambia la nostra storia e quella del mondo, da qui parte un nuovo modo di esistere, da cui nascono le scelte per la vita, da cui l’altro diventa fratello e prossimo.

Gv 1,1-5.9-14

Oggi siamo invitati a sostare davanti al mistero dell’Incarnazione e guardare con gli occhi dell’evangelista Giovanni.  Questa pagina evangelica infatti ci dà una visuale completa, totale, della storia della Salvezza in cui l’Incarnazione non è un avvenimento a se stante, ma piuttosto la conseguenza logica dell’opera di Dio nella storia.

“In principio era il verbo…e il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi!”È tutto racchiuso qui, il Verbo è creatore, è capace di generare e far diventare figli, è luce che diventa figlio, fratello, uomo, bambino. Il verbo è luce che le tenebre non hanno vinto, ma che gli uomini hanno rifiutato.  Il Natale è la festa della luce, di quella luce che ci raggiunge e si lascia raggiungere. La grotta, infatti è il luogo dove possono andare tutti, è un luogo senza porte, aperto agli uomini e al creato, luogo dal quale si può contemplare direttamente il cielo, dove l’essenziale ci rimanda subito all’essenza delle cose e della vita.

La grotta è davvero il luogo dove possiamo lasciarci raggiungere anche noi, dove possiamo imparare ad amare partendo dalle cose insignificanti, dove le nostre tenebre possono diradarsi, dove l’egoismo può essere sconfitto per sempre, dove finalmente potremo capire che il vero e l’unico potere è quello dell’amore disarmato che si fa incontro, casa e dimora.

Da questo luogo è più semplice comprendere il mistero dell’Incarnazione, è più chiaro il disegno d’amore che prende forma e volto, che diventa presenza e che  un giorno per tutti diventerà pane della Vita. La grotta ci insegna anche l’arte della fedeltà, rimanere nella nostra grotta quando tutto va male, quando il freddo è insopportabile, quando scende la notte…Rimanere, perché si ama solo rimanendo! Il natale ci ricorda proprio questa scelta di Dio di rimanere con gli uomini per sempre e invita noi a scegliere Dio per sempre.

suor Giuliana

Lc 1,26-38

Siamo ormai alla quarta domenica di Avvento e siamo invitati a contemplare una pagina evangelica molto conosciuta, che sappiamo a memoria, quasi scontata. Eppure è meraviglioso vedere come Dio si affaccia nella vita di questa fanciulla ed entra come il Dio della gioia e come presenza costante: ”Rallegrati, il Signore è con te”. Immediatamente si è preparati e predisposti ad accogliere questa gioiosa novità, questo annuncio di vita e fecondità, che cambia sì la vita, i progetti, la storia personale… ma nello stesso tempo apre davanti l’orizzonte della speranza. Ed è ancora un’affermazione da parte dell’angelo Gabriele a fare la differenza: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. “Non temere” perché sei amata, benedetta, guardata con amore e benevolenza. “Non temere” anche se entri a far parte di una storia molto più grande di te, anche se magari non sempre comprenderai. E qui Maria avrebbe potuto cominciare a sognare in grande, a sentirsi già la prescelta, a dire un sì immediato e non riflettuto e invece stupisce la concretezza: “Come avverrà tutto questo?”. Attraverso un’altra presenza, quella dello Spirito Santo che quando avvolge una creatura rende tutto possibile, una presenza rassicurante che soprattutto rende possibile il sì di Maria.
Dio prende forma così nella vita di ognuno di noi, entra per portare la gioia, la bella notizia, la speranza, continua a rimanere con noi in quel ”non temere” che ci accompagna ad ogni nostra esitazione o scoraggiamento, ci esorta a credere e a fidarci dei suoi progetti perché nulla è impossibile a Dio!
suor Giuliana

Gv 1,6-8.19-20

Siamo nella terza domenica di Avvento, anche oggi il vangelo ci parla della figura di Giovanni Battista. In questo vangelo Giovanni  Battista è descritto come l’uomo mandato da Dio, il testimone della luce, voce di uno che grida nel deserto. Tre definizioni per descrivere un profeta, un precursore, un uomo che suscita tanti interrogativi, che attorno a sè ha la folla, che convince la gente a farsi battezzare e a prepararsi per la venuta del Signore. Tutto ciò che è autentico sveglia negli altri la ricerca del vero, la voglia di capire.

“Tu chi sei?”…Sacerdoti e leviti chiedono la carta d’identità  a Giovanni,  eppure egli  appartiene ad una famiglia sacerdotale,  opera sotto gli occhi di tutti, parla francamente.

“Tu chi sei?”…Giovanni Battista non lascia spazio a equivoci, è ancora la chiarezza a distinguere la sua persona:“Io non sono  il Cristo”, non sono Elia, non sono il profeta, ma “Io sono voce di uno che grida nel deserto”.  Certo chi testimonia la luce non può sostituirsi ad essa, l’uomo mandato da Dio sa fare spazio a Dio, sa indicarlo, sa riconoscere il proprio posto. Giovanni negando con forza di non essere il Cristo non nega ciò che lui è, con la sua scelta invita a scorgere Dio dove non si vede, ad attenderlo da dove non lo si aspetta, a riconoscerlo nei segni della quotidianità. Colui che doveva venire, e che era già in mezzo al suo popolo era il figlio del falegname. A  questa attenzione del cuore  siamo chiamati ad allenarci, a preparaci, a convertirci. E sarà gioia immensa quando scopriremo di avere e di aver avuto sempre Dio accanto a noi, in mezzo a noi…Mentre lo credevamo così distante e lo attendevamo chissà da dove.

suor Giuliana

Su di noi

Nel nostro nome "Piccole Missionarie Eucaristiche" è sintetizzato il dono di Dio alla Congregazione. Piccole perchè tutto l'insegnamento di Madre Ilia sarà sempre un invito di umiltà, alla minorità come condizione privilegiata per ascoltare Dio e gli uomini.
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